Andrea Meneghetti è nato nel 1977 a Bassano del Grappa (VI), vive e lavora a Romano d’Ezzelino (VI). Il suo interesse per l’arte è principalmente legato alla linea e, dalla pittura alla scultura, è un marcato segno grafico quello che contraddistingue la sua ricerca. Non estraneo a questo interesse il suo percorso di studi che lo porta, nel 1996, a diplomarsi alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. Di due anni dopo, nel 1998, la prima mostra personale. Ha all’attivo numerose esposizioni personali e collettive in spazi pubblici e privati. Le opere dell’artista, pur su supporti diversi, hanno sempre una forte componente grafica, opere che trovano nel disegno a mano libera il loro punto di partenza. Non è una caso quindi che disegni abbiano fatto parte della sua prima mostra e che a questi l’artista lavori ancora nonostante numerose esposizioni dedicate alla scultura in metallo tagliato al laser. Altro filo rosso nella ricerca di Meneghetti è rappresentato dalla presenza della figura, preferibilmente femminile, sia essa ritratta dal vero o prodotto di rielaborazioni di immagini reperibili nella rete. Un interesse per il mondo sensibile, quindi, ma non estraneo ad una profonda ricerca interiore, personale, che non sfugge ai critici che si occupano della sua produzione. Crescente infatti l’attenzione riscossa presso pubblico e critica e risale già al 2008 il primo premio a concorsi artistici. Figure femminili, ma pure temi mitologici e fantastici animano opere da una tavolozza abbastanza ridotta, in opere in cui si incontrano e si scontrano quasi campiture uniformi sullo sfondo e gocciolature di colore non interamente controllate dall’artista. Approdato successivamente alla scultura, sviluppa una tecnica che dalla silhouette di ispirazione tardo settecentesca alle sagome utilizzate da William Kentridge ha ormai una lunga tradizione da lui rivissuta e rivisitata con temi e modalità proprie. A questa fase appartiene La primavera di Afrodite che ha ottenuto il premio del pubblico al premio internazionale COMEL nel 2015. Siano le sue inseparabili figure femminili, ormai assurte al ruolo di dee, o mondi fantastici in cui alberi della vita generano esseri multiformi, le sue sagome sono consegnate a lastre di metallo tagliate al laser. Una uniforme campitura nera ricopre queste opere che risaltano quindi immediatamente siano esse collocate nel chiuso di spazi museali o nello stesso spazio naturale. Domenico Iaracà